La Scuola della cura

Prendersi cura vuol dire permettere a noi stessi e all’altro/a di crescere e fiorire come una pianta che esplode nella più meravigliosa delle fioriture.
Significa stare “all’ascolto” e riempirsi il cuore di ciò che abbiamo “sentito”.
Aprirsi a ciò che incontriamo.
Sentire la voce di ciò che non ha voce.
Ha a che vedere con la poesia, l’amore e la magia.
Per imparare a dare spazio alla nostra presenza, alla gentilezza, all’accettazione di noi stessi.
Dona una carezza a chiunque si stia prendendo cura di qualcuno o qualcosa.
Ai genitori impegnati ad allevare i propri figli, ai manager che coltivano aziende, alle donne e uomini che assistono i loro cari, nella malattia o nella vecchiaia, a tutte le persone che lavorano con la relazione, o nelle professioni di cura.
E’ intesa come “care”, e non come “cure”, non ha a che vedere con l’ambito sanitario, ma con le cure amorevoli di una madre, un amante, una persona capace di donare se stesso/a.
Gli strumenti sono semplici: lo sguardo puro, il tocco amorevole, il respiro paziente, la meditazione che abbraccia.
Troppo spesso si sottovaluta la potenza di un tocco, un sorriso, una parola gentile, un orecchio in ascolto, un complimento sincero, o il più piccolo atto di cura, che hanno il potenziale per trasformare una vita.
(Leo Buscaglia)

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